diritti e sociale 

A Genova nascerà la prima casa funeraria sociale d’Italia: il commiato diventa gratuito per chi non può permetterselo

Presentato alla Fondazione Carige il progetto promosso da So.Crem Genova per creare in Liguria una Casa Funeraria accessibile a tutti. La novità nazionale sarà il servizio gratuito per persone e famiglie con basso reddito o senza reddito

Genova si prepara a introdurre una novità destinata a cambiare il modo di vivere il tempo del commiato. È stata presentata oggi, nella Sala Arazzo della Fondazione Carige in via Chiossone 10, la proposta per realizzare la prima Casa Funeraria della Liguria e, soprattutto, la prima Casa Funeraria Sociale d’Italia. Un progetto che nasce con l’obiettivo di offrire alle famiglie un luogo riservato, dignitoso e accogliente in cui accompagnare i propri cari tra il momento della morte e quello del funerale, ma con una caratteristica che lo rende unico nel panorama nazionale: l’accesso gratuito per chi ha basso reddito o non ha reddito.

Il convegno, intitolato “Un luogo per ricordare, l’evoluzione del commiato”, ha riunito studiosi, operatori del settore, professionisti e rappresentanti istituzionali per affrontare un tema che riguarda insieme cultura, welfare, urbanistica dei servizi, diritto alla dignità e trasformazione dei riti collettivi. La proposta è promossa da So.Crem Genova, che intende mettere a disposizione le proprie risorse per colmare un vuoto evidente: in Liguria oggi non esiste alcuna Casa Funeraria, mentre in altre regioni italiane queste strutture sono ormai una realtà consolidata. I numeri ricordati durante l’incontro mostrano il ritardo del territorio ligure: 269 Case Funerarie in Lombardia, 45 in Abruzzo, 41 in Calabria, nessuna in Liguria.

La Casa Funeraria è una struttura nella quale gli operatori funebri possono collocare temporaneamente la salma di una persona deceduta, nel periodo che separa il decesso dalle esequie. È un’alternativa all’abitazione privata, alla casa di riposo o all’obitorio, e consente ai familiari di vivere il saluto in un ambiente più intimo, raccolto e adatto alla memoria. Non è solo una questione organizzativa, ma un passaggio culturale: il commiato, in una società in cui le famiglie sono cambiate, le case sono spesso più piccole e i tempi della morte sono sempre più medicalizzati, ha bisogno di luoghi capaci di restituire spazio, tempo e rispetto al dolore.

La novità genovese sta nel carattere sociale del progetto. Ivano Malcotti, presidente di So.Crem Genova, ha chiarito la differenza tra l’iniziativa di un ente del Terzo settore e quella di un soggetto privato orientato al profitto. «Questa è la differenza che esiste tra un ente di terzo settore come il nostro, che non ha scopo di lucro, e un privato che fa impresa. Noi possiamo, anzi dobbiamo per statuto, usare le nostre risorse con finalità sociale», ha spiegato. Da qui la decisione di contribuire alla nascita della prima Casa Funeraria della Liguria e di renderla accessibile anche a chi, altrimenti, non potrebbe sostenerne i costi. «In tutti i casi di indigenza o reddito, interverremo noi», ha aggiunto Ivano Malcotti.

Il progetto guarda a esperienze già mature in altri Paesi europei e non solo. Case Funerarie e luoghi dedicati al commiato sono presenti da tempo in Scandinavia, Francia, Germania, Stati Uniti e Spagna, e si stanno diffondendo anche in diverse città italiane, tra cui Milano. La Liguria, finora, è rimasta fuori da questa evoluzione. L’iniziativa presentata oggi punta quindi a recuperare un ritardo, ma anche a introdurre un modello diverso: non una struttura riservata soltanto a chi può permettersi un servizio aggiuntivo, bensì un presidio di civiltà aperto anche alle fasce più fragili.

Il confronto è stato introdotto da Paolo Fontana, responsabile del Centro Studi Vitale. Sono poi intervenuti, per i saluti istituzionali, Daniele Pallavicini per Fondazione Carige, il vicesindaco Alessandro Terrile, Ivano Malcotti per So.Crem Genova e il consigliere regionale Matteo Campo per Regione Liguria. La parte di approfondimento ha messo insieme prospettive diverse: Massimo Vibrioni, architetto di Brescia, ha parlato di “Architettura del commiato”; Rosagemma Ciliberti, vicepresidente So.Crem e docente di bioetica all’Università di Genova, è intervenuta sull’etica del commiato; Marco Damonte, ricercatore di Storia della filosofia all’Università di Genova, ha affrontato il tema del commiato tra ricerca di senso e pluralismo religioso; Pietro Ciliberti, presidente della Società Italiana di Psichiatria per la Liguria, ha analizzato il significato dei luoghi nell’elaborazione della perdita; Rina Luigina De Lauri ha chiuso con una riflessione sul ritmo del commiato.

Il senso del percorso emerso dal convegno è che il luogo del commiato non sia un dettaglio secondario, ma una parte del modo in cui una comunità accompagna la morte e sostiene chi resta. Avere uno spazio adeguato significa evitare che l’ultimo saluto sia schiacciato tra urgenze burocratiche, ambienti impersonali o condizioni abitative non adatte. Significa anche riconoscere che il dolore ha bisogno di tempi, gesti e luoghi, e che la dignità del commiato non può dipendere soltanto dalla disponibilità economica delle famiglie.

La proposta di una Casa Funeraria Sociale introduce quindi un elemento di welfare dentro un ambito spesso percepito come privato o commerciale. L’idea è che il saluto a una persona cara debba poter avvenire in condizioni dignitose anche quando la famiglia non ha risorse. In questo senso il progetto genovese si muove su un doppio binario: innovare i servizi funebri in Liguria e costruire un modello solidale, capace di tenere insieme libertà di scelta, rispetto delle convinzioni personali e sostegno concreto alle situazioni di fragilità.

Genova, città che custodisce nel cimitero monumentale di Staglieno uno dei grandi luoghi europei della memoria, potrebbe così diventare anche il laboratorio di un nuovo modo di intendere il commiato contemporaneo. Dalla monumentalità storica del ricordo a uno spazio più vicino alla vita quotidiana delle famiglie, la Casa Funeraria Sociale proposta da So.Crem Genova vuole aprire una fase nuova: non solo un servizio in più, ma un segno di attenzione pubblica verso il momento più fragile dell’esperienza umana.


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